Oro agricolo, biotecnologie e i problemi della fame nel mondo

La sfida epocale: poter garantire un sufficiente cibo ad una popolazione mondiale globalizzata in crescita, senza danneggiare l’ambiente.

L’inizio del terzo millennio ci ha fatto conoscere una forte crisi in lotta con la globalizzazione e con un neonato stile di vita che si fa avanti nelle generazioni giovani.
La vera nuova sfida epocale è il poter garantire un sufficiente cibo ad una popolazione mondiale globalizzata in crescita, senza danneggiare l’ambiente.
Da una attenta lettura dei materiali messi a disposizione della FAO si capisce che la discussione del problema che si tenta di affrontare è complessa e nel fare ciò non si può non tenere presente l’approccio scientifico con diverse strategie.
I sottotemi sono moltissimi dal raddoppio della produzione mondiale di cibo ad un forte impatto ambientale, dalle disparità socio-economiche tra i diversi paesi del globo alle tecniche più avanzate di produzione agricola, dalla deforestazione globale ad un conseguente impatto ambientale qual è la conseguente scomparsa di importanti hotspot di biodiversità del nostro pianeta che vengono sostituite con monocolture (la maggior parte del nostro cibo deriva da quattro piante: mais, frumento, riso e patata), dalla diffusione delle nuove efficienti e tecnologiche macchine agricole ai fenomeni di erosione del terreno. Da pubblicazioni della stessa Fao e di altre agenzie di altri paesi occidentali moderni, di enorme attendibilità scientifica, (tra le quali anche le pubblicazioni di ricerche scientifiche a cura del nostro stesso Ministero delle politiche Agricole) emerge largamente che il settore agricolo moderno è responsabile del 30-35% dell’accumulo dei gas serra nell’atmosfera della terra.
Le soluzioni? Tenendo conto delle informazioni divulgate da importanti enti di ricerca nazionale ed internazionali e dalla nostra esperienza scolastica le soluzioni approccio per ridimensionare i problemi sopra elencati, che non sono tutti, ci sarebbero e potrebbero essere: Ridistribuzione delle risorse e riduzione degli sprechi, attualmente secondo la FAO, la quantità di alimenti che viene prodotta nel mondo, circa 2720 kcal al giorno per persona, è di gran lunga sufficiente ad assolvere al fabbisogno alimentare di tutti gli abitanti del nostro pianeta. Quindi? Effettivamente, dando uno sguardo alle varie realtà di alcune regioni del mondo dove il cibo manca quasi del tutto, emergerebbe una necessaria politica, più responsabile, di ridistribuzione degli alimenti per una maggiore dignità appropriata di un civile e moderno popolo terrestre. A dir della FAO solo in Europa si sprecherebbero 90 milioni di tonnellate di cibo all’anno (facendo un breve approssimato calcolo e tenendo conto del numero totale della popolazione europea e la quantità sprecata risulta uno spreco a persona di circa 180 kg di alimenti), un grande peccato. Ancora le organizzazioni Mondiali FAO in testa fanno emergere dalle loro ricerche che nei paesi in via di sviluppo la maggior parte della perdita di alimenti avviene durante le fasi di produzione e stoccaggio, mentre nei paesi industrializzati lo spreco avviene nelle fasi di distribuzione e consumo (tutti gli alimenti che perdono le loro caratteristiche chimico-fisico-organolettiche-nutritive). Solo tra le mura domestiche si stima che in Europa, nonostante la attuale crisi, il 25% degli alimenti finisce nella spazzatura. Un altro approccio risolutivo del problema, dal punto di vista scientifico e quindi biotecnologico, potrebbe arrivare dalla diffusione delle colture transgeniche; un aiuto questo derivante dall’introduzione di piante con rese elevate o capaci di crescere anche in condizioni ambientali sfavorevoli. Basta girare su qualche sito internet di qualche azienda specializzata internazionale per scoprire come sono equipaggiate queste piante colturali: varietà di soia (Roundup Ready) equipaggiate con un gene di origine batterica che consente di tollerare un erbicida a base di glifosfato (Roundup, appunto) ed una varietà di cotone (Bt) modificato per produrre una tossina batterica che scoraggia l’aggressione di insetti nocivi. Anche nell’imminente futuro potrebbero arrivare sulle nostre tavole varietà capaci di integrare alcuni nutrienti carenti nella dieta delle popolazioni più svantaggiate, come il GOLDEN RICE, un riso transgenico che incorporerebbe il betacarotene, precursore della vitamina A. Che dire l’argomento potrebbe continuare all’infinito. Ma le domande che ci poniamo sono sempre le stesse: Verso quale sistema di produzione andare? Forse la soluzione potrebbe essere dettata dal vecchio gran buon senso: Redistribuzione, produzione ecocompatibile, riduzione degli sprechi con conseguente riciclo e nuove e sane biotecnologie ecocompatibili.